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Editoriale

Il Museo Diocesano espone fino a domenica 8 marzo un vero capolavoro, attribuito a Giusto di Ravensburg.
Cristo che mostra la ferita del costato affiancato da due piccoli angeli che reggono il manto rosso pendente alle sue spalle. E’ l’iconografia del Cristo come giudice ultimo, affiancato dai santi Ambrogio e Agostino. Le figure sono collocate in una spazialità conclusa, che il rosso intenso e profondo qualifica nel senso della Passione e del Giudizio finale. Uno spazio definito nella parte alta della tavola (cm 161×141) da un’elaborata finta architettura tardogotica. La tavola si colloca alla metà del Quattrocento e rappresenta il confine fra la cultura figurativa tardogotica e le nuove esperienze umanistiche, qui di chiara matrice tedesca.
In alto la Raza viscontea riconduce l’opera nell’ambito lombardo, nella sua fase di intenso rinnovamento. La presenza di Ambrogio e Agostino riconducono l’opera alla Chiesa ambrosiana.

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